mag 16 2009

Dimensione latente /2

Ho scelto di riportare queste considerazioni di Augias in quanto mi sono parse molto significative di una modalità di esperienza del mondo che, almeno certi ambiti ed in parte, è la mia. Credo che il riuscire a fondere la sensazione, rapida intensa ed intutiva, con la ricerca, l’approfondimento ed infine la comprensione sia ciò che mi guida nell’approcciarmi alle cose. Anzi, la vera ricerca individuale penso stia nel trovare l’equilibrio adatto a sè tra queste due componenti.

Colgo il riferimento ai sotterranei, presentati come uno dei tanti luoghi di cui poter fare esperienza: con la particolarità che il loro essere distanti da un utilizzo quotidiano non ne ha permesso la banalizzazione ai nostri occhi, subita ad esempio da palazzo storico o da una piazza.

Quello che interessa di un sotterraneo è ciò che è ora ed a cosa sia servito in passato? Solo in parte: credo che scoprirlo sia un mezzo per capire ciò che significava per chi ci è passato prima di noi, per immedesimarsi in un tempo diverso, per intuire quali sensazioni, più che quali fatti storici, abbia visto. E parallelamente a questo c’è l’approfondire della propria sensazione, nel percorrere un luogo storico ed ora abbandonato: approfondimento in quanto ricerca delle emozioni sprigionate dal trovarsi in un certo luogo, ma anche come conoscenza dei fatti che permetta di ampliare la propria percezione.

In altre parole, credo che la speleologia - debitamente intesa - sia solo uno dei tanti modi di esplorare le sensazioni… ossia di fare uno sforzo attivo per percepire più a fondo la realtà e le emozioni che ci può comunicare. 

Non mi pare soddisfacente infatti lo speleoturismo o la prima, sommaria, esplorazione - in quanto sensazione a cui manca la conoscenza per apprezzarla fino in fondo - nè mi sento spinto dal solo cercare di aumentare la conoscenza del mondo su un determinato argomento - la quale da millenni viaggia su un binario proprio.

Penso infatti che il cercare di “capire i luoghi” non sia un fine, ma un mezzo per giungere alla conoscenza di sè stessi e della propria capacità di percepire quanto ci circonda. Si tratta allora di un passaggio dapprima per l’emozione della visita, quindi per la ricerca razionale, per giungere nuovamente alla propria capacità, approfondita e migliorata, di cogliere intuitivamente le sensazioni negli ambienti in cui viviamo… Mi piace inoltre pensare che tale approccio di fusione tra emotività e ricerca possa poi contribuire alla capacità del singolo di apprezzare anche le situazioni quotidiane o personali con un taglio diverso.

Questo sforzo attivo può dare, per chi lo sa fare (…e di certo non pretendo di rientrare nella categoria!) un contributo apprezzabile da tutti alla conoscenza scientifica del mondo. Quello che mi piace è che, piuttosto, dia un contributo, apprezzabile solo da se stessi e dunque insostutibile, allo sviluppo della propria potenzialità umana.

 

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mag 12 2009

Dimensione latente /1

Published by facciapienadilarve under storia

Vedere non basta, vedere non è capire, anzi vedere può essere quasi niente se l’atto fisico del guardare non s’accompagna alla consapevolezza della possibile dimensione latente degli oggetti. E’ come se i palazzi, gli elementi ornamentali, le decorazioni di una città, le strade e le piazze, gli androni e i cortili, le fontane e le chiese, i cimiteri ed i sotterranei vivessero, agli occhi di chi li osserva, una doppia vita: una “sincronica” legata alla loro realtà attuale e perciò immediatamente comprensibile, ed una “diacronica”, legata alla somma degli avvenimenti che in quella piazza o chiesa o cortile sono accaduti; alle orme, gli echi, l’aura di ciò che tra quelle mura o sotto quegli archi, in quella galleria o all’ombra di quelle volte si è verificato. E’ possibile che di quei fatti resti tuttora un piccolo indizio concreto: una scalfitura nel marmo, lo sfregio su un affresco, una macchia scolorita dal tempo, una crepa, un restauro. Il più delle volte, però, nulla resta che anche l’occhio attento possa cogliere. Per poter davvero “vedere” al di là della superficie, e impadronirsi della dimensione nascosta, bisogna sapere, ancor prima di guardare.

C. Augias, “I segreti di Parigi

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apr 24 2009

Georeferenziare cavità artificiali

Bell’articolo di Laura Russo su Jekyll, il giornale on-line realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste.

 

rilievi cavità artificiali georeferenziare google earth

 

Leggilo su http://jekyll.sissa.it/index.php?document=897!

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feb 23 2009

Sensazioni passate

Published by facciapienadilarve under altro, storia

A volte provo piacere nel fare escursioni in solitaria… e (che combinazione particolare!) ne godo molto di più di notte: tutto diventa più intimo, più introspettivo. Diventa un’esplorazione, oltre che del territorio, di ciò che si prova scoprendolo e di ciò che si è; diventano prepotenti le sensazioni, spesso sopite in una allegra e rumorosa gita sociale.

Vari pensieri mi hanno accompagnato oggi nel percorrere l’ex ferrovia ed ora pista ciclabile. Mi è parso interessante uno che si rifà ad alcune discussioni, avute nei giorni scorsi, riguardo il passato delle cose e dei luoghi. Mi chiedo infatti: chi, prima noi, ha utilizzato il vecchio vestito di carnevale, magari d’epoca, che compriamo per pochi soldi in cittàvecchia? Chi ha vissuto tra le mura della nostra casa, o ha avuto quel vecchio mobile rovinato che per qualche caso ora possediamo noi? Chi ha calpestato, e quando, i luoghi che stiamo calpestando ora?

Ma soprattutto: come? Cosa hanno provato queste persone, cosa dominava i loro pensieri, che importanza avevano queste semplici cose per loro? Un oggetto di per sè non vale nulla ed una montagna è qualcosa in più che un ammasso di terra e roccia… Ma attorno ai posti ed alle cose ruotano le sensazioni che questi hanno determinato, o a cui hanno assistito.

Mi piace pensare che gli oggetti inanimati si permeino, in qualche modo, di ciò che hanno visto nel loro passato… La mia visione razionale delle cose mi impedisce di credere a spiriti che rimangano nei luoghi o che li infestino; quello che invece vedo è il fatto di provare uno strano senso di suggestione,  il tentativo di immaginare, e anche per un attimo di immedesimarmi, in una situazione in cui un elemento ben conosciuto è inserito in un contesto spaziale, storico e culturale totalmente differente… Viene dunque visto da un nostro ipotetico progenitore in una maniera diversa, ed associato a sensazioni che noi, ora, non possiamo più evocare. E l’effetto, che si tratti di spiriti o di suggestione, probabilmente è lo stesso.

Una fumosa ferrovia, cui ora restano solo antiche tracce

Mentre seduti sul prato mangiamo un panino, vediamo una trincea: un modesto avvallamento ricoperto di rovi. Ma cosa provava il soldatino che per mesi restava proprio là dentro, nella paura di ogni singolo istante, nell’ignoranza di cosa ci potesse essere oltre la linea nemica a poche centinaia di metri, nell’accettazione che da lì forse non sarebbe uscito?

Mentre esploriamo quello che rimane di un rifugio antiaereo e ci chiediamo a cosa mai servissero quelle strane nicchie sulla parete, fino a che punto riusciamo a capire le sensazioni di chi (i nostri nonni!) vi si rifugiava senza sapere cosa avrebbe ritrovato della propria quotidianità, una volta finito il bombardamento?

Mentre percorrevo la ciclabile, un paio di famiglie passeggiavano placidamente e qualche podista arrancava determinato. Solo le stazioni trascurate, le gallerie, i ponti ed alcune caratteristiche del tracciato fanno percepire, a chi lo desidera, che una volta c’era qualcosa di ben diverso. Ho immaginato i passeggeri seduti nei vagoni mentre guardavano fuori dal finestrino, distratti come lo siamo noi quando ci troviamo in treno: vedevano una città più piccola e non soffocata dalla zona industriale. Forse erano concentrati sui propri pensieri e problemi, o forse si interrogavano sul futuro della zona in cui vivevano: quelli del 1890 osservavano compiaciuti gli archi di recente costruzione che permettevano al porto dell’Impero un collegamento in più; quelli del 1910 si interrogavano su ciò che avrebbe comportato, per la loro Austria o per la loro Italia, questa crescente corsa agli armamenti; quelli del 1950 scrutavano intimoriti le rotaie che proseguivano oltre Sant’Elia, ora impercorribili per lo spostamento del confine.

Di certo non pensavano a noi, che ci troviamo nello stesso punto ma uno svariato numero di decadi o secoli più tardi… E solitamente neppure noi pensiamo a loro. Quando questo succede ci accorgiamo però che riuscirci non è immediato, che la distanza che ci separa permette sì di farlo, ma in toni vaghi, color seppia… Eppure tra noi c’è un collegamento vivo e presente, da ricercare per poterlo riscoprire.

“Ogni cavità ha un suo perchè”, è stato detto… E lo ha di certo anche ogni oggetto o costruzione. E oltre a capirne il perchè, riusciamo a percepirne lo spirito, a capire cosa abbia visto e vissuto? Probabilmente è questo ciò che cerco di fare… E la documentazione è solo un modo per riuscirci un po’ di più.

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feb 23 2009

[MTB] Notturna al Monte Stena

Published by facciapienadilarve under carso, mtb

In origine non doveva essere una notturna… ma, data la sveglia post-carnevalesca all’una di pomeriggio, i tempi si sono leggermente dilatati, ed il tramonto mi ha sorpreso a un quarto di percorso. La cosa, in fondo, ha aggiunto del fascino all’escursione… ed ha sottolineato l’importanza di avere sempre appresso un caschetto speleo.

Il percorso si è rivelato freddo ma non particolarmente duro. Dopo aver posteggiato a Valmaura, ho attraversato il monte S. Pantaleone, la zona industriale e Lacotisce, e salito il crinale fino a S. Antonio in Bosco. Ho dunque risalito fino a Draga l’ex ferrovia Trieste-Erpelle, e da lì (già abbondantemente al buio) preso uno sterrato fino alla cima del Monte Stena. Ritorno per S. Lorenzo e la stessa ex ferrovia: percorso totale di 28 km e 550 m di dislivello.

Se il primo tratto nella brutta zona industriale non si è rivelato emozionante, è stata assolutamente geniale la discesa! Ben pendente e fatta praticamente senza toccare pedale… Godendo, nel frattempo, di una visione spettacolare sulle notturne luci di Trieste.



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feb 14 2009

Canotti a Trebiciano (3/3) [Video e rilievo]

Published by facciapienadilarve under speleologia

Leggi Canotti a Trebiciano (1/3)
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11 Gennaio 2009 - La seconda esplorazione
Le feste sono finite: bisogna smaltire i panettoni in grotta. Piero, Alby, Beppe ed io andiamo alla volta della risalita inesplorata, che avevamo raggiunto dai canotti.

Ormai l’acqua è calata, quindi dovremo oggi dovremo fare fatica: dopo esser scesi sul fondo del cavernone, risaliremo su corda per una trentina di metri. E’ una libera piacevolissima che ci porta al famigerato scivolo fangoso, lungo una quindicina di metri. Oltre a questo, ci aspetta una cavernetta densa di prosecuzioni: un camino, una stanzetta in parete, una galleria…

Ma la galleria diventa impercorribile dopo qualche metro e la stanzetta non prosegue… Sarà dunque il camino a celare le misteriose prosecuzioni? Forse sì! Ma nel risalirlo, come per un segno del fato, la batteria del trapano si esaurisce.
Rileviamo quindi una trentina di metri nell’abisso più vecchio del mondo e torniamo in superficie. Due misteri sono stati svelati… ma molti altri ci attendono là sotto.

Alla prossima piena.




Per vedere i video, scarica il DivX Web Player: per Windows o Mac.

Clicca sul secondo tasto in basso da destra per vedere il video a schermo intero!

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Altrimenti scarica i filmati:

Canotti a Trebiciano [High quality] (239 Mb)
Canotti a Trebiciano [Mid quality] (103 Mb)
Canotti a Trebiciano [Low Quality] (51 Mb)

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gen 23 2009

Canotti a Trebiciano (2/3)

Published by facciapienadilarve under speleologia

Leggi Canotti a Trebiciano (1/3)

21 Dicembre 2008 - Gorghi e spiragli
Sono passati tre giorni, ed ora dalla botola d’ingresso l’aria viene aspirata: l’acqua sta scendendo. Torniamo sul fondo, ancora una volta con i canotti, per controllare le possibili risalite dalla caverna che la volta scorsa erano sommerse.

Oggi gli esploratori sono Piero, Rocco, Alby ed io. Arrivati nel cavernone, scendiamo fino a raggiungere l’acqua: è scesa di una ventina di metri, ma è ancora molto alta rispetto al fondo. Ci guardiamo attorno con i fari e vediamo, sul soffitto, la risalita esplorata tre giorni fa ed ora irraggiugibile… ci osserva dall’alto, e si chiede che altri segreti saremo in grado di svelare. Dinanzi ci si apre un lago diverso da quello dell’altra volta, più piccolo ma più agitato…  Osservando la parete, notiamo delle rientranze: abbiamo trovato il nostro prossimo obiettivo.

Oggi l’acqua sta scendendo: già sappiamo che potrebbero esserci forti correnti, quindi decidiamo che in due restino a terra. Remiamo verso il largo per raggiungere quello che sembra il sifone di uscita, ma le correnti sono troppo forti, girano velocemente… E delle aguzze pietre sono già riuscite a forare i nostri canotti! Siamo intimoriti dal non riuscire a tornare indietro: assicuriamo con una corda le imbarcazioni a terra, e poi ripieghiamo su di una rientranza a metà parete.

Sorpresa! Questa dà su un ripido scivolo fangoso, che raggiungiamo (ovviamente!) tutti e quattro. Piero ci si arrampica con qualche difficoltà ed arriva ad una cavernetta che andrebbe risalita… ma di certo non oggi. Allora, dopo aver fissato gli armi alla parete, tendiamo un lungo traverso fino alla spiaggetta da cui eravamo partiti con i canotti. Lasciamo l’abisso… ma per tornare.

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gen 20 2009

Canotti a Trebiciano (1/3)

Published by facciapienadilarve under speleologia

Quando in Slovenia, nel bacino idrico del Timavo, piove molto, grandi quantità di acqua si inabissano a San Canziano. Percorrono in profondità il Carso fino a raggiungere l’Abisso di Trebiciano, la grotta da cui più di 150 anni fa, cercando l’acqua per la Trieste in crescita, F. A. Lindner fece nascere la speleologia moderna.

Qui il fiume scorre a -329 metri, sul fondo di una caverna alta più di 60; poichè è in piena, il suo livello si alza, allagando anche l’intera caverna e creando un enorme lago, che scomparirà dopo qualche giorno. Durante la fase di crescita dell’acqua, fortissime correnti d’aria escono dall’ingresso, sul fondo di una dolina carsica.

Tra dicembre 2008 e gennaio 2009 la Società Adriatica di Speleologia ha compiuto una grande impresa: la prima esplorazione con canotti del lago sotterraneo creato dalla piena. Ha individuato alcune risalite, ossia prosecuzioni sul soffitto della caverna, solitamente irraggiungibili ma che ora potevano essere esplorate. Le ha allora esplorate, aggiungendole allo sviluppo conosciuto dell’abisso.


18 Dicembre 2008 - Immersi nel buio
Scendiamo lungo le scale metalliche dell’abisso di Trebiciano… Per una settimana ha piovuto costantemente, e la botola soffia. Qualche giorno fa Rocco e Piero sono scesi, ma l’acqua del Timavo aveva riempito l’intera caverna e parte dei pozzi, rendendo impossibile l’uso dei canotti.

Oggi, invece, arriva proprio alla base delle scalette. Restandoci in equilibrio riusciamo a gonfiare i canotti ed a scendere in acqua… Ed illuminiamo, con il faro autocostruito da Sergio, il lago che si apre nell’oscurità: è enorme! E l’eco delle nostre voci riverbera per molti secondi tra le pareti della caverna.

Attracchiamo a quella che ora è la spiaggetta presso la galleria Beram, e mentre Fulvio a terra prepara il materiale, partiamo all’esplorazione. In un canotto ci sono Piero, Marco ed io, nell’altro Lorenzo, Alby e Beppe: chi remando con i remi, chi con delle racchette da ping pong.

Al largo il soffitto del cavernone si abbassa, ed… emozione!! Riusciamo per la prima volta a toccarlo. Poi individuiamo una risalita, che Piero affronta con successo, mentre con sprezzo del pericolo (suo!) lo assicuriamo dal canotto. Dopo una decina di metri di salita, prosegue orizzontalmente per altri cinque, e poi chiude. Ma non finisce qua.


Leggi Canotti a Trebiciano (2/3)
Leggi Canotti a Trebiciano (3/3) [Video e rilievo]

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gen 04 2009

Due nuovi sotterranei

Recentemente la Sezione di Speleologia Urbana della S.A.S. ha, tra le varie cose, rilevato due piccole cavità di origine artificiale.

La prima è un bunker che si apre in una dolina nelle vicinanze di Prosecco, probabilmente costruito durante la prima guerra mondiale: un breve corridoio di accesso porta al vano principale. Da questo si diparte un passaggio naturale abbastanza stretto che altri gruppi speleo avevano cercato di allargare in passato; giunge qui, inoltre, un pozzo della profondità di 7 metri che sbuca in superficie.

Possiamo ipotizzare che fosse un ricovero per le truppe austro-ungariche, in cui il pozzo serviva al ricambio dell’aria viziata dal gruppo elettrogeno. E’ interessante infine l’attuale presenza in superficie di una trincea che porta all’ingresso del pozzo, che avrebbe potuto essere utilizzata come uscita di sicurezza.

L’altra cavità rilevata è un semplice stanzone con volta a botte, posto in un muraglione di contenimento presso via Cantù; probabilmente veniva usato come magazzino da coloro che vivevano nella vicina villa.

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nov 19 2008

Buon Compleanno, Acquedotto Teresiano!

Affascinante esploratore nella Galleria di trasporto dello Starebrech
Affascinante esploratore nella Galleria di trasporto dello Starebrech

Oggi è il compleanno di qualcosa che da molto tempo è vicino a noi, e addirittura ci ha fatto crescere: l’Acquedotto Teresiano.

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Il 19 novembre 1749 (duecentocinquantanove anni fa!!), infatti, con un editto Maria Teresa d’Austria ordinò la costruzione delle prime gallerie a San Giovanni: il Capofonte, tuttora visibile in via delle Cave, e le Gallerie Superiori, che si inoltravano nel Monte Spaccato.

 

All’epoca questa costruzione fu una svolta epocale per la nostra città: Trieste aveva dimenticato già da tempo l’efficienza degli acquedotti romani ed era ormai abituata da secoli allo sforzo di emungere l’acqua potabile da scomodi pozzi e cisterne. Con questo acquedotto la Trieste emporiale, porto dell’impero austroungarico, ebbe la principale risorsa necessaria per la sua crescita: fu ampliato più volte ed in varie zone, e servì la città per più di un secolo.

 

Esploratore in mutande nella Galleria dei Francesi
Esploratore in mutande nella Galleria dei Francesi

In questo periodo pare che tanti non si siano ricordati di avere questo silenzioso amico sotto i propri piedi: c’è chi lo calpesta fino a rovinarlo e chi nel proteggerlo riesce solo a ferirlo; quello che invece si aspetta da noi è solo di essere riscoperto (perchè da scoprirne su di lui c’è ancora molto!) e valorizzato.

 

Informiamoci! [1] [2]

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